L’autore del complesso studio che ricolloca la Aquisgrana carolingia nel Piceno, con tutte le implicazioni conseguenti che si spingono fino all’epoca di Federico II di Svevi, è un salesiano: il prof. Giovanni Carnevale insegnante di Latino, Greco, Storia dell’Arte, esperto di archeologia ed ottimo conoscitore delle lingue tedesca e francese.
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Qui di seguito si cita la sua premessa allo studio dell'abbazia di S. Claudio:
"Quando, quasi per caso, mi appassionai allo studio della cosiddetta Abbazia di S. Claudio, mai avrei immaginato che traguardo delle mie ricerche sarebbe stato la scoperta dell'antica autentica Aquisgrana.
Per me e per tutta la cultura occidentale, Aquisgrana era Aachen, il polo nord-europeo di quell'asse politico-religioso che aveva l'altro polo nell'antica Roma dei Papi. Col progredire delle mie ricerche emersero insediamenti di Franchi prima in Sabina, con l'abbazia di Farfa, poi nel Piceno, come pure interessi del Sacro Romano Impero in Val di Chienti, ma non mi prospettavo ancora S. Claudio come Cappella Palatina della carolingia Aquisgrana.
Fu la sua enigmatica architettura a far sorgere i primi inquietanti interrogativi sulla sua origine e funzione: per struttura S. Claudio risultava sorprendentemente identica alla basilica di Aquisgrana vista da Vidukind nel 936 e da lui descritta con ricchezza di particolari all'inizio del II libro della sua Cronaca.
Si prospettava sconvolgente l'ipotesi che S. Claudio potesse identificarsi con la Cappella carolingia, ma per poter dar corpo ad una simile ipotesi occorreva innanzitutto disporre di prove che la costruzione di S. Claudio risalisse all'VIII secolo.
E prove in tal senso emersero, a mio parere, inconfutabili."



Premessa

