L’autore del complesso studio che ricolloca la Aquisgrana carolingia nel Piceno, con tutte le implicazioni conseguenti che si spingono fino all’epoca di Federico II di Svevi, è un salesiano: il prof. Giovanni Carnevale insegnante di Latino, Greco, Storia dell’Arte, esperto di archeologia ed ottimo conoscitore delle lingue tedesca e francese.
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Qui di seguito si cita la sua premessa allo studio dell'abbazia di S. Claudio:
"Quando, quasi per caso, mi appassionai allo studio della cosiddetta Abbazia di S. Claudio, mai avrei immaginato che traguardo delle mie ricerche sarebbe stato la scoperta dell'antica autentica Aquisgrana.
Per me e per tutta la cultura occidentale, Aquisgrana era Aachen, il polo nord-europeo di quell'asse politico-religioso che aveva l'altro polo nell'antica Roma dei Papi. Col progredire delle mie ricerche emersero insediamenti di Franchi prima in Sabina, con l'abbazia di Farfa, poi nel Piceno, come pure interessi del Sacro Romano Impero in Val di Chienti, ma non mi prospettavo ancora S. Claudio come Cappella Palatina della carolingia Aquisgrana.
Fu la sua enigmatica architettura a far sorgere i primi inquietanti interrogativi sulla sua origine e funzione: per struttura S. Claudio risultava sorprendentemente identica alla basilica di Aquisgrana vista da Vidukind nel 936 e da lui descritta con ricchezza di particolari all'inizio del II libro della sua Cronaca.
Si prospettava sconvolgente l'ipotesi che S. Claudio potesse identificarsi con la Cappella carolingia, ma per poter dar corpo ad una simile ipotesi occorreva innanzitutto disporre di prove che la costruzione di S. Claudio risalisse all'VIII secolo.
E prove in tal senso emersero, a mio parere, inconfutabili."
1. Il Barbarossa testimonia che Carlo Magno fu dichiarato santo ad Aquisgrana e dagli "Annales Aquenses" risulta che l'anno dopo, nel 1166, venne traslato. Non si dice dove ma presumibilmente ad Aachen, dal momento che oggi i suoi resti si trovano là.
2. La sorprendente identità strutturale tra S.Claudio e la cappella Palatina di Aquisgrana è confermata dal Widukind all'inizio del suo II libro: " la Cappella aveva " xistun" antistante la facciata e all'interno dello stesso si trovava, addossato alla facciata, il "solium". Si accedeva al solium per "cocleas" cioè per mezzo di torri con scale a chiocciola. Tutto insomma com'è ancora oggi riscontrabile a S.Claudio al Chienti. Il passo contiene ancora una annotazione di estremo interesse topografico: vi si afferma che il "Palatium Aquisgrani" era "proximo Julo, a conditore Julio Caesare cognominatum".
Nell'alta valle del Chienti c'è un antico centro chiamato "Giulo".
3. Circa dieci anni più tardi, nel 1176, il Barbarossa attuò anche la Traslatio Imperii in Germania. La storiografia ufficiale tedesca dice sia stata una "traslatio ideale" e non reale; una traslazione dai Romani ai Tedeschi, ma i Romani non hanno mai rivendicato il Romano Impero !
4. Il Notker, che aveva certamente visto Aquisgrana afferma che sulla sommità della Cappella Palatina vi era un terrazzo che girava intorno alla cupola centrale, cosa ancora verificabile non a S. Claudio in quanto la cupola è venuta meno ma a S .Vittore alle Chiuse che di S. Claudio è chiesa derivata.
Ad Aachen la terrazza non c’è, né vi è mai stata, poiché la cupola non lascia spazio ad una terrazza che le giri intorno. Come mai una notizia cosi importante ha potuto essere accantonata ? Semplice: si è detto che Notker racconta bugie ma solo in virtù del fatto che ad Aachen una terrazza non esiste.
5. Per quanto strano non c’è nessuna prova documentaria per affermare che Aquisgrana ed Aachen siano la stessa cosa In epoca carolingia tutti sapevano dove si trovasse e perciò nessun scrittore dell'epoca si sia mai preoccupato di localizzarla geograficamente. Si può affermare senza timore di smentite che dal 765 (quando re Pipino svernò in Aquisgrana) fino al 1165 (quando Carlo Magno vi fu proclamato santo) cioè per ben quattro secoli, le fonti non offrono nessun supporto per collocare Aquisgrana a nord delle Alpi. Tutt'altro ! Vi sono valide indicazioni che ne postulano la collocazione nel sud Europa, in ambiente mediterraneo.
6. L'individuazione di Aquisgrana è avvenuta nel seguente modo:" I resti di Carlo Magno sono ad Aachen. E' documentato che Carlo Magno fu sepolto ad Aquisgrana. Ergo, Aachen è Aquisgrana.
Ma è la traslazione di Carlo Magno a minare la validità del sillogismo.
7. I terremoti escludono che Aquisgrana potesse essere localizzata a nord delle Alpi. Le fonti storiche citano terremoti nell' 803, 814, 823, 829. Aachen come tutta la Germania non è zona di particolare rilevanza sismica.
8. Alcuino ritornando da Aquisgrana nella sua natia Inghilterra, scrive ad un suo discepolo irlandese lamentandosi della pessima birra inglese e sognando di ritornare a rivedere la "Novam Cappellam inter vineta". E’ quanto mai improbabile che all’epoca ad Aachen allignassero i vigneti; inoltre esisteva una sola Cappella, quella di Aquisgrana che derivava il proprio nome dalla preziosa reliquia che conservava: la "Cappella"di S. Martino, ovvero il suo famoso mantello.
Per gli storiografi tedeschi il termine "cappellam" diventa "capellam", cioè capretta affermando che tale passo risulta del tutto oscuro e, non potrebbe essere altrimenti data l’evidente forzatura.
9. A Germigny de Près, presso Orleans, in Francia vi è un edificio sicuramente carolingio fatto costruire nell’ 806 da un grande dignitario della corte di Carlo M.: tale Theodulf. Dalle sue lettere si cita la seguente frase :" Basilicam miri operis, instar eius quae Aquis est constituta" e cioè: "basilica di raffinata fattura, costituita sul modello di quella che è ad Aquisgrana".( Schriftquellen zur geshichte der karolingischen kunst" di J. Von Schlosser Vienna 1892 p. 212 n. 682).
Ancora oggi si può constatare che è costruita sul modello di S. Claudio e non certo su quello di Aachen.
Al di là delle Alpi non vi sono edifici carolingi che possono essere paragonati a Germigny des Près, né questo deve stupire: l'influsso e l'attività edilizia della corte di Aquisgrana si attuavano nel Piceno in modo più determinante che negli altri territori dell'Impero.
La prova è offerta dalla quantità di edifici consimili presenti nel nostro territorio; infatti oltre al già citato S. Claudio vi sono l’abbazia imperiale di S. Croce al Chienti, quella di S. Vittore alle Chiuse, di S. Maria delle Moje, di S. Croce dei Conti a Sassoferrato e l’edificio di S. Giusto in S. Maroto.
10. E' documentato che a costruire la Cappella di Aachen fu Odo di Metz, ma Notker, biografo di Carlo Magno, ci informa ancora che la Cappella di Aquisgrana fu costruita da maestranze venute dall'Oriente.
Gli ottimi rapporti che intercorrevano tra Aquisgrana e Bagdad permisero l'afflusso in Occidente di maestranze di orientali. Notker ce ne offre anche la conferma documentale: "per costruire la sua cappella, Carlo Magno fece venire maestri e artigiani da tutti i paesi al di là del mare".
Se le fonti attribuiscono rispettivamente a maestri orientali la cappella di Aquisgrana e ad Odo di Metz la cappella di Aachen, la logica vuole che si ipotizzino due distinte e successive cappelle: quella carolingia di Aquisgrana, della fine del secolo VIII, e quella gotica di Aachen della fine del secolo XII, e poiché la cappella di Aachen non è stata ricostruita su una precedente cappella, i due edifici vanno tenuti distinti nel tempo e nello spazio.
11. Il prototipo architettonico di S. Claudio è il Palazzo omayyade di Khirbet al Mafjar sorto in Palestina a metà del secolo VIII e l'interdipendenza tra i due edifici è qualcosa di più di un semplice rapporto stilistico. E' probabile, per le straordinarie analogie di strutture e di dettagli, che a progettare S.Claudio sia stato lo stesso architetto di Khirbet al Mafjar e che R. W. Hamilton ha identificato in Abd Allah ibn Sulaym.
Dalle fonti risulta che presso la corte di Aquisgrana vi fossero tanto un orientale di spicco il cui nome era Abdullah quanto maestranze provenienti dalla Siria islamizzata.
E' noto che nella costruzione delle chiese romaniche si rispettano determinati valori simbolici, quali l'orientamento degli edifici sacri sull'asse oriente-occidente. Negli edifici carolingi del Piceno tale orientamento non è affatto rispettato in quanto essi tendono a disporsi sul terreno adeguandosi alle situazioni ambientali. Questo è sicuramente un forte argomento per escluderne la loro ascendenza romanica.
Nella zona di Aquisgrana la prima chiesa orientata sull'asse est-ovest è quella diS. Maria di Rambona fatta erigere dall’imperatrice Ageltrude alla fine del IX secolo.
12. Un'altra cappella, quella vescovile di Hereford (1079-1085), in Inghilterra fa riferimento al modello della cappella di Aquisgrana ed anche questa chiesa può essere accostata a S. Claudio non certo ad Aachen: ha infatti una pianta quadrata con 4 pilastri nel mezzo ad apertura centrale tra i piani sovrapposti.
13. A proposito di Aquisgrana una fonte riferisce che Carlo Magno costruì la Cappella Palatina "in genitali solo" cioè "sul luogo natio". Pertanto Carlo Magno non sarebbe solo morto e sepolto in Val di Chienti ma sembra vi fosse anche nato.
"Cum strenuissimus imperator Carolus aliqua requiem habere potuisset, non ocio torpere sed divinis servitiis voluit insudare adeo ut in genitali solo basilicam antiquis romanorum operis, prestantiorem fabricare propria dispositione molitus, in brevi compotem se voti sui gauderet" (MGH., scriptores II. Lib. I cap. 28 pag 774). "Carlo Magno , appena ebbe un po’ di tempo libero, non lo sciupò nell'ozio, ma intraprese là dov'era nato, (790) una costruzione sacra più bella di quella degli antichi romani e in breve vide realizzato il suo desiderio".
14. Ogni anno a primavera Carlo Magno adunava il suo esercito nel Campus Maius. In Val di Chienti c'è ancora oggi, alle spalle di S. Claudio una vasta pianura chiamata Campomaggio.
15. Andrea Bacci di S. Elpidio a Mare, noto archiatra del 1550, additava resti di un Palazzo antico, ritenuto per tradizione il Palazzo di re Carlo, proprio nella zona di S. Claudio.
Eccone il passo originale:
"Si venne a un gran fatto d‘Armi ne i piani di Chienti…., la quale istoria si raccoglie bene da chi osserva gl‘ autori e i gran fatti di Carlo Magno contro i Saraceni, ma più chiaro lume n‘habbiamo noi per le memorie particolari, che ne rimasero in quei luoghi, e vi si veggono infino al presente giorno, perché ottenuta si gran vittoria quel buon Imperatore in conformatione del fatto e a gloria di Dio fece subito edificare in quei piani, dove fu fatta la giornata, un monastero, a nome e gloria della Santa Croce….; il qual tempio è Abbatia hoggi lontana da Sant‘Elpidio tre miglia e si vede in piede di nobile Edifitio, e ben dotata; e più oltre si vede ancora una parte d‘un Palazzo da Campagna antico, che fino al dì d‘hoggi della memoria di sì gran fattione è chiamato il Palazzo di Re Carlo".
(Bacci Andrea, Origine dell‘antica città di Cluana, oggi Sant‘Elpidio a mare. Riportato in Natale Medaglia, Memorie istoriche della città di Cluana. Macerata 1692.)
Per dovere di correttezza ci sembra necessario informare che il Bacci confonde Carlo Magno con Carlo il Grosso, dal momento che notizie di una memorabile battaglia sono riferibili all’anno 881.
16. L'arcivescovo di Milano, Ariberto, che già nel 1026 aveva consacrato re d'Italia Corrado II, entrato in contrasto con lui, decise di coronare un francese, il conte di Champagne ODO. Era l'autunno del 1037 e Odo accettò "corde elato" , "con entusiasmo". Si mise in marcia e preannunciò che avrebbe festeggiato il Natale nel Palatium di Aquisgrana: "Aquisgrani Palatium invadere decrevit seque ibi nativitatem Christi sessurum prejactavit". Ce ne informa l'annalista Saxo nel 1037. Gli storici inspiegabilmnte sorvolano sul fatto che la campagna d'Italia di Odo includesse fra gli obiettivi la conquista di Aquisgrana.
17. A Natale del 800 Carlo Magno fu incoronato imperatore a Roma ed esercitò subito in Italia, fin dall'inizio del 801, i poteri che gli derivavano dalla tale carica. Presiedette dapprima al processo contro i calunniatori di papa Leone III, pensò poi a risolvere problemi politici, ecclesiastici e privati per dare assetto imperiale al rinato impero d'Occidente. Per l'anno 801 gli "Annales Regni Francorum" sottolineano che il neo-imperatore si impegnò in questa attività per tutta la durata dell'inverno (tota hieme non aliud fecit imperator). Organizzò anche la spedizione militare del figlio Pipino contro Benevento e, celebrate in Roma (Roma dei papi) le festività pasquali, raggiunse Spoleto, ove alla fine di aprile fu sorpreso da un violento terremoto. Per la Val di Chienti, a testimonianza del dinamico esplicarsi dell'attività del nuovo imperatore, ci è pervenuto un diploma rilasciato in Aquisgrana a favore dell'abate di Farfa nel mese di febbraio. Il fatto che il diploma fosse stato rilasciato in Aquisgrana è prova indiscutibile che questa si trovasse in Italia. Il diploma poteva essere rilasciato solo dall'imperatore dalla Cancelleria del Palatium, il qual fatto esclude, giocoforza, Aachen.
(Ordinatis deinde Romanae urbis et apostolici totiusque Italiae non tantum publicis, sed etiam ecclesiasticis et privatis rebus - nam tota hieme non aliud fecit imperator - missaque iterum in Beneventanos expeditione cum Pippino filio suo ipse post pascha VII. Kal. Mai. Roma profectus Spoletium venit. Ibi dum esset, II. Kal. Mai. hora noctis secunda terrae motus maximus factus est. Annales Regni Francorum, anno 801).
18. Carlo Magno fu dichiarato "beatus" in Aquisgrana a Natale del 1165 da Pasquale III, un antipapa italiano di parte imperiale, di cui è documentabile che non mise mai piede in Germania. Per spiegare l'assenza del papa da Aachen, i manuali di storia ripetono che detto papa fu sostituito nella beatificazione di Carlo Magno da Rainald von Dassel, legato imperiale per l'Italia e dal 2 ottobre 1165 arcivescovo di Colonia. Ma questo è un inventarsi gli eventi storici !
19. Nel 1046 Enrico III (1039-1056) scese in Italia ed estromise dalla Bassa Lorena (territorio di Aquisgrana) Goffredo il Barbuto che voleva appropriarsi anche dell'Alta Lorena del fratello Gozellone e riformare l'antico regno di Lotaringia. Nello stesso anno, cioè nel 1046, Enrico III presiedette ad Aquisgrana un sinodo di vescovi, nel quale accusò pretestuosamente di simonia lo stesso Papa Gregorio VI. Cinque giorni dopo a Roma, il giorno di Natale, fece eleggere papa Clemente II, un prelato sassone del suo seguito, e da lui si fece subito consacrare imperatore.
Questi fatti provano che Enrico III nel 1046 fosse in Italia. Il Baronio depistato da Aachen, posticipa il sinodo di Aquisgrana al 1047, dopo che Enrico fu rientrato in Germania.Al contrario lo Jungmann fa giustamente notare che la data non può essere spostata in quanto proprio in Aquisgrana Enrico III accusò di simonia papa Gregorio VI deponendolo appunto nel 1046.
20. Notker ci informa che Carlo Magno nel ricevere a corte un'ambasciata bizantina si lasciò sfuggire l’espressione per cui se non ci fosse stato " ille gurgitulus" (quello stagno,quella pozzanghera) a separarlo da Bisanzio ne avrebbe potuto condividere le ricchezze dell'Oriente. L'espressione avrebbe senso solo se pronunciata in Val di Chienti, col braccio teso ad indicare l'Adriatico.
21. Notker riferisce anche che Carlo Magno rifornì di frumento, vino, olio, ambasciatori venuti dalla Libia a chiedere soccorsi alimentari per fronteggiare l'endemica carestia di cui il paese soffriva; per il resto della vita continuò ad inviare loro tali approvvigionamenti in cambio di tributi. Ci sembra assurdo che si inviino navi dalla Libia a caricare olio, vino e frumento in un porto sul mare del Nord mentre il regolare invio in quel Paese di prodotti mediterranei è concepibile solo se effettuato all’interno del Mediterraneo stesso.
22. L’imperatrice franca Ageltrude e il figlio Lamberto, imperatore dell’Impero romano,già marchese di Camerino e duca di Spoleto per vendicarsi di papa Formoso che li aveva traditi consacrando Arnolfo di Carinzia, né dissotterrarono il corpo sepolto omai da dieci mesi e celebrarono il famoso "processo cadaverico" in S. Pietro dopo averlo condotto ad Ornat. Il processo di Ornat è una solida prova in favore della tesi che colloca Aquisgrana in Val di Chienti. Infatti da Jedin H., "Storia della Chiesa", IV, Jaca Book, p.131 e 201 si ricava testualmente: "L'11 settembre 813 da Ornat l'imperatore Carlo Magno si recò con il figlio Ludovico e i Grandi del Regno nella Cappella di Aquisgrana e dopo una preghiera in comune lo incoronò con una corona posta sull'altare e lo fece proclamare dal popolo "imperator et augustus".
A questo punto è lecito il seguente sillogismo: Ornat era in Italia perché vi fu condotto il cadavere di Papa Formoso. Carlo Magno incoronò suo figlio nella Cappella di Aquisgrana, posta nei pressi di Ornat probabilmente l'attuale Acquaviva Picena). Ergo Aquisgrana era in Italia. E' un ulteriore puntello alla tesi che identifica San Claudio con Aquisgrana.
23. Lamberto, duca di Spoleto e marchese di Camerino, dopo aver fatto il processo a papa Formoso e dopo che l'imperatore Arnolfo di Carinzia cadde gravemente malato e mori, fu riconfermato imperatore dal papa Giovanni IX.
Pensare che un signore di Camerino, per di più ritenuto erroneamente longobardo dagli storici, potesse essere proclamato imperatore del Romano Impero è pura fantascienza. A meno che non si consideri l’ipotesi per cui nei suoi possedimenti, ovvero nel "Comitatu Camerino", si trovasse Aquisgrana e perciò, non essendovi più eredi di sangue carolingio, si fosse sentito in diritto di assurgere a tale ruolo.
24. Riguardo ad Ottone III è unanimemente riconosciuto che morì in Italia nel castello di Paterno e fu sepolto ad Aquisgrana, "ante altarem".
La sua morte fu tenuta nascosta ai Romani in stato di ribellione ed il suo corpo fu imbalsamato in attesa di venir consegnato al duca di Baviera Enrico II, suo cugino, aqquartierato in Civitanova. In tal caso va sottolineato l’effetto depistante che confonde Aachen con Aquisgrana: per la storiografia ufficiale la città di Civitanova, al termine della Val di Chienti, viene confusa con la tedesca Neuburg. La sequenza dei fatti e le distanze fisiche conseguenti smentiscono clamorosamente questa supposta certezza. Quando alla fine Enrico prese in consegna la salma del defunto, la seppellì immediatamente ad Aquisgrana che sorgeva nella pianura sottostante, senza esequie, in quanto lo stato di guerra non lo permetteva.Gli storici ipotizzano una fuga di cavalieri sassoni inseguiti e attaccati dai Romani fin oltre le Alpi e che poterono sentirsi al sicuro solo quando giunsero nei pressi di Berna ( ?!) consegnarono la salma ad Enrico di Baviera il quale l'avrebbe portata dapprima a Neuburg e quindi ad Aachen. Dopo un viaggio lungo oltre mille la salma fu inumata in fretta e senza esequie francamente non se ne comprende il perché. Inoltre se Aachen ed Aquisgrana fossero la stessa cosa il suo corpo dovrebbe trovarsi ancora lì mentre in quel luogo non esiste traccia della sepoltura di Ottone III.
Nell'archivio di Fermo esiste un prezioso documento in cui Civitanova viene definita "Civitas quae vocatur nova" ( Codice 1030 f. 33,nel"liber iurium" dell’Episcopato della città di Fermo, edito a cura di D. Pacini, Ancona 1996)
25. Il corpo di un guerriero sepolto davanti all’altare è stato invece rinvenuto proprio a San Claudio. Quando nel 1926 fu eseguito il restauro in quella chiesa vennero rimossi i tre pavimenti e sovrappostisi nel corso dei secoli. Tale azione portò al rinvenimento, nella zona antistante l'antico altare, del corpo di un "guerriero" munito di spada, fornito ancora di lunga capigliatura "quasi bionda" come risulta da numerose testimonianze. In particolare il signor Cavalieri che all’epoca era un bambino e con lui altri, aveva creduto si trattasse di una ragazza per via della capigliatura. La mummia rimase esposta per una settimana nella chiesa per poi essere deposte in una fossa comune al suo interno.
Interessante sarebbe il poter recuperare la salma e confrontarne il DNA con quello delle viscere di Ottone III conservate ad Augsburg.
26. Pochi anni dopo la morte di Carlo Magno, Claudio, vescovo di Torino scriveva: "Appena divenuto vescovo, come son cresciuti i miei impegni..... d'inverno, quando devo correre su e giù per le strade che portano al Palatium, non posso applicarmi ai miei amati studi. E da metà primavera devo prendere con le mie pergamene anche le armi e devo muovermi lungo la costa in guerra contro i Saraceni e i Mori. Di notte combatto, di giorno maneggio la penna e i libri......".
E’ evidente come tali,continui viaggi, specie in inverno, verso il Palatium fossero improponibili tanto se fosse stato ubicato nel nord dell’Europa quanto in Val di Chienti. Il problema cessa di esistere nel momento in cui si viene a conoscenza che un centro chiamato Torino ( l’attuale Pievetorina)esisteva in Val di Chienti e non era troppo distante da S. Claudio.
27. Ai nostri fini un documento fondamentale risulta essere il "Capitolare de Villis", ovvero il più famoso tra i capitolari carolingi. In esso viene descritto e organizzato un vasto territorio al cui centro si trova un"Palatium", residenza del Re, della Regina dei Franchi e della loro corte. Si tratta evidentemente di Aquisgrana anche se non viene mai nominata espressamente. Tale deduzione è possibile grazie alla esenza della "Cappella". Le specie vegetali ivi coltivate escludono possa trattarsi di un territorio situato tanto a nord, mentre sembrano perfettamente riferibili alla Val di Chienti.
Nel Capitolare è Carlo Magno stesso a fare il quadro del mondo ivi rappresentato e descrive prodotti come vino, meloni, vino cotto (prodotto esclusivo della Val di Chienti e dintorni), fichi, noci. Anche gli altri prodotti non mediterranei, circa il 30%, potevano venire coltivati nella Val di Chienti, mentre altrettanto non si può dire per Aachen dove il 45% di tali prodotti non avevano la possibilità di essere coltivati. Inoltre il territorio descritto era suddiviso in " Ministeria" e " Villae": questi termini trovano preciso riscontro nella ripartizione della Val di Chienti ancora dopo il 1000. I toponimi di "Mnisterium"e"Curtis"risultano ampiamente documentabili; quelli di "Villae"vi sono ancora presenti in maniera numerosa.
28. Con Aquisgrana in Val di Chienti trovano una più convincente sistemazione storico- geografica i rapporti di Carlo con il Papato, con la cultura latina, con l'Oriente. Diviene anche più comprensibile la sua preferenza a svernare in Aquisgrana e passarvi ininterrottamente gli ultimi anni di vita.
29. La scoperta che Aquisgrana era in Val di Chienti, permette di localizzarvi anche la Francia delle origini. Nell'Alto Medioevo l'attuale Francia era ancora Gallia, ma sui documenti del IX secolo ci si imbatte anche nel termine "Francia". L'equivoco di Aachen ha spinto a interpretare tale termine come sinonimo di Gallia, ma a volte è improponibile.
Nitardo (fine del secolo VIII-844) ricorda che Aquisgrana era stata la "Sedes Prima Franciae"(Nithardi historiarum libri IV, MGH, SS.IV,1. Ed. Philippe Lauer, p. 668).
Nokter precisa che nella sua biografia di Carlo Magno, col termine "Francia" egli fa riferimento ai soli Franchi d'Italia, "Franciam vero interdum cum nominavero, omnes cisalpinas provincias significo" (Nokter, Gesta Karoli Magni Imperatoris, ed. Hans Haefele, Berlin 1959. Rist. 1962 MGH SS.1,10, p.735). E chiarisce le ragioni di questa sua scelta: ai tempi di Carlo Magno, Galli et Aquitani, Alamanni, et Baioarii si sentivano gratificati se solo potevano fregiarsi del titolo di servi dei Franchi !
31. Agnello, nato a Ravenna verso l'805, scrive che nel 801 Carlo fece trasportare da Ravenna ad Aquisgrana, in "Francia", la statua equestre in bronzo di Teodorico. Dal contesto risulta implicitamente che sia Aquisgrana che la Francia erano lungo l'Adriatico. Riferisce infatti la seguente curiosità: nella pancia del cavallo nidificavano uccelli che uscivano dalle narici bucate e dalla bocca, "qui non credit, sumat Franciae iter,eum aspiciat!"(Chi non ci crede, imbocchi la strada di Francia e vada a vederlo). La "Francia" era contigua alla Pentapoli bizantina e dall'Esarcato bastava imboccare a sud la via Flaminia per raggiungerla. Sarebbe stato anche inverosimile che il cavallo fosse stato trasportato ad Aachen. Vi erano le Alpi di mezzo, la Germania era ancora priva di vere strade, e le difficoltà per il trasporto sarebbero state gigantesche. Non altrettanto, con un trasporto via mare da Ravenna ad Aquisgrana, in "Francia".
A conferma di quanto detto vi è una lettera di Papa Adriano che scrive a Carlo Magno, lamentandosi del fatto che i cittadini della Pentacoli e di Ravenna si recassero a reclamare direttamente presso la corte carolingia.
Questa facilità di spostamento di gente comune fino al mar del Nord per quei tempi, oggettivamente sembra strana...........
32. Ancora dopo il Mille la tradizione popolare italiana continuava a chiamare "Francia" il Piceno: la madre di S. Francesco (1181-1226) veniva dalla "Francia", Bernardone andava spesso da Assisi in Francia per vendervi stoffe;per ragioni di commercio vi si recava con Francesco (Fonti francescane, Editrici Francescane, Padova- Assisi 1980 p.1956), il quale era in grado di esprimersi in "francese" senza avere mai attraversato le Alpi.
Inoltre è interessante citare il contenuto di un episodio dei Fioretti, il XIII, in cui si narra che S. Francesco si recò con frate Masseo a Roma , in Francia, e andò a pregare nella chiesa di S. Pietro. Eccone i passi salienti:
33. In Val di Chienti esiste ancor oggi la tradizione di chiamare Urbisaglia inspiegabilmente col nome di "Roma". Ciò conforta ulteriormente la tesi secondo cui i resti della stessa Urbisaglia altro non sono che i resti della "Nuova Roma" fatta costruire da Carlo Magno. Ad Aachen non vi è nessuna traccia della Nuova Roma, la storia ufficiale l'ha dimenticata, ma i documenti esistono e bisogna confrontarsi con essi.
34. Il motivo per cui non si conserva la memoria storica di tali avvenimenti, risiede in una sorta di "damnatio memoriae",creatasi in conseguenza alla "traslatio imperi".
Il Papato infatti rivendicava quelle terre appartenenti al fisco imperiale mentre l'Impero aveva interesse a monopolizzare la figura dell'Imperatore Carlo Magno, attribuendogli così una completa caratterizzazione germanica, in contrapposizione non solo ai Romani, ma anche ai Franchi.
Infatti questi ultimi già conservavano nella parigina cattedrale di St. Denis la spada, la lancia e l’orifiamma di Carlo Magno e attraverso i loro monasteri nel Piceno cercavano di appropriarsi delle spoglie dell’imperatore per operare una analoga traslazione senza tuttavia riuscirvi essendo stati battuti sul tempo.



Premessa

