AACHEN ED AQUISGRANA : DIVERSITA’ E INCONCILIABILITA’  1250

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Termine di paragone irrinunciabile per compiere un excursus critico nei confronti della Cappella Palatina di Aachen è l'Oratorio di Germigny des Prés.
Tale edificio venne fatto erigere nell'anno 806 da Theodulf,un grande dignitario ecclesiastico divenuto vescovo di Orleans, e rappresenta uno dei capisaldi dell'architettura carolingia essendone certa la datazione,il committente e lo stato di conservazione di quelle strutture interne considerate originali.
Eppure questa costruzione,di una evidenza storica tanto solare e acclarata,pone in grande imbarazzo quanti si occupano di architettura carolingia in quanto non presenta alcun punto di contatto, sotto l'aspetto concettuale, progettuale e strutturale,con il modello conclamato di riferimento:la cappella di Aachen.
Infatti una fonte afferma testualmente che l'Oratorio di Germigny des Prés è"basilicam miri operis,instar eius quae Aquis est constituta" (basilica di raffinata fattura,costruita sul modello di quella che è ad Aquisgrana),ma la semplice comparazione delle rispettive piante e degli alzati,oltre all'analisi strutturale che compiremo fra breve,ci indicano che nulla quadra per cui o non è da ritenersi attendibile lo stesso Theodulf che giunge a descriverci persino la decorazione utilizzata,coniando l'espressione "palmette sassanidi",o il modello di riferimento non è quello esistente oggi ad Aachen.
Prendendo in considerazione quest'ultima ipotesi si prospetterebbero due scenari:per il primo la maestosa costruzione, in cui si conservano le spoglie di Carlo Magno,potrebbe non esistere più ed al suo posto ne sarebbe stata eretta successivamente un'altra;per il secondo "Sancta Maria Mater Domini",ovvero la Cappella destinata a custodire la "cappa"di S. Martino di Tours,deve essere distinta nel tempo e nello spazio dall'edificio situato in suolo tedesco.
Analizziamo subito il primo scenario,quello che ha recentemente indotto l'eminente Arnold Nasselrath ad affermare testualmente:"Vi sono crescenti dubbi che sia stato proprio Carlo Magno l'ideatore di questa perfetta scenografia.E' più probabile che essa sia stata realizzata nel periodo ottoniano e attribuita a Carlo Magno a sostegno del mito creatosi intorno alla sua figura.In tal caso la simbologia scelta dai suoi successori si sarebbe trasformata in interpretazione storica,senza che nessuno se ne accorgesse"(da "Carlo Magno a Roma",cat.p.103-ed.dalla Direz.Gen. dei Monumenti,Musei e Gallerie Pontificie).
E' certamente assai significativo il dubbio che uno studioso tanto autorevole si pone sulla questione: ciò che oggi vediamo,secondo il Nasselrath, potrebbe non essere direttamente riconducibile all'opera edilizia di Carlo Magno,e però egli non mostra alcun tentennamento nel collocare nello stesso sito quella che fu la mitica Aquisgrana carolingia.
Evidentemente tale posizione è soltanto una ipotesi, peraltro non supportata da alcun sostegno oggettivo, ma generata dalla difficoltà di reperire risposte adeguate al problema di una corretta lettura degli edifici di Aachen, che è finalmente emerso con forza.
Per quanto mi riguarda propongo tre diverse argomentazioni per contribuire al dibattito.
La prima è di natura documentale e si basa sulla semplice ma logica constatazione che nelle fonti non esiste alcun riferimento al fatto che qualcuno tra gli Ottoni ( I°,II°,III° o Enrico II°) abbia fatto riedificare ex novo o modificare in maniera sostanziale la Cappella di Carlo Magno.
La seconda argomentazione è di natura archeologica.Se l'attuale Cappella fosse il frutto di una sostanziale opera di ricostruzione ottoniana sarebbero dovute emergere tracce del primitivo edificio Carolingio e addirittura di quello creato da Pipino III°il Breve,padre di Carlo Magno.
Dalle fonti,infatti,ricaviamo due notizie certe:nella prima si apprende che l'Imperatore costruì la Cappella Palatina "in genitali solo",sul suolo natio (Notker Balbulus- Gesta Karoli Magni);nella seconda,ricavata dal testamento di Carlo Magno,riportato da Eginardo, troviamo l'interessante informazione per cui la Cappella,ovvero l'ecclesiasticum ministerium,doveva rimanere com'era e non subire alcuna trasformazione,tanto nella parte di territorio pervenutogli in eredità dal padre, tanto per quanto concerneva gli ulteriori ingrandimenti fatti da lui stesso.
Eppure gli scavi e le prospezioni effettuate all'interno e nei pressi dell'edificio di Aachen non hanno rivelato alcuna traccia di precedenti opere riconducibili all'attività costruttoria dei Pipinidi e dei Carolingi.Ad onor del vero il prof. Jean Hubert,già docente di archeologia medievale,nel suo volume "l'Impero Carolingio"ci fa sapere che l'architetto e archeologo Robert Vassas,nel corso degli scavi operati nell'area in questione,ritiene di aver riportato alla luce un" precedente palazzo merovingio che tuttavia nulla ha a che fare con quello attribuito a Carlo Magno che risulta diversamente orientato,mentre la Cappella,di qualità eccezionale,è rimasta quasi del tutto intatta".
E pertanto,anche alla luce di tale constatazione,è assolutamente improponibile prospettare una riedificazione sostanziale in epoca ottoniana.Per i più scettici aggiungo una ulteriore informazione:indagini abbastanza recenti,effettuate da ricercatori tedeschi sulle fondamenta della Cappella stessa,hanno escluso decisamente interventi diversi rispetto all'originaria edificazione che perciò risulta avvenuta in un unico spazio temporale.
La terza ed ultima argomentazione di cui mi avvarrò è di natura strettamente tecnico- strutturale,e mi consentirà di dimostrare i motivi per i quali l'edificio di Aachen non è assolutamente riconducibile all'epoca Carolingia e pertanto non abbia potuto fungere da modello di riferimento per Germigny des Pres e per nessun altra costruzione pervenutaci da quel periodo storico.Tengo a precisare che io non sono né un architetto e neppure uno storico dell'arte di professione per cui mi limiterò a riproporre quanto già formulato in merito dai più insigni archeologi e storici. Certamente l'azione depistante della Cappella di Aachen è stata così potente da rendere ancor oggi assai enigmatica la comprensione dell'architettura carolingia impedendone una visione unitaria e condivisa; tanto che il già citato J. Hubert,nel suo "l'Impero Carolingio",edito dalla Rizzoli nel 1968,a pag.50,afferma testualmente "se per molto tempo l'architettura carolingia non è stata citata in alcun manuale d'arte ciò si spiega col fatto che nessuno dei suoi monumenti,anche i più celebri,come la cappella palatina di Aquisgrana,si è conservato integro. Sono rimasti solo dei frammenti, porzioni di edifici, miracolosamente rispettati in mezzo alle ricostruzioni, dispersi nella vasta distesa dell'antico Impero e separati da enormi distanze".
Tale affermazione sembra essere il compendio di quanto poco chiare e deformate siano le idee rispetto alla questione e non potrebbe essere altrimenti avendo errato in sin dall'inizio il punto esatto di partenza.
Ma entriamo,senza ulteriori indugi,nell'analisi strutturale della cappella di Aachen.
Secondo lo studioso e ricercatore Herbert Illig, esistono ben ventiquattro ragioni per ritenere che la datazione del manufatto non vada retrodatata oltre i primi decenni dell'XI°sec. Per dovere di chiarezza va subito detto che l'autore dei testi intitolati"Hat Karl der Grosse ie gelebt?"(Ma Carlo Magno è mai esistito?) e "Das erfundene mittelalter"(Il medioevo inventato),è già stato smentito per quanto concerne la conclusione cui perviene allorquando nega l'esistenza di oltre duecento anni di storia ritenendoli una mera invenzione,generata dalla riforma del calendario Gregoriano. Risulta,invece, attendibile l'analisi da lui fornita riguardo la cappella di Aachen .In una lettera del 1996 indirizzata al prof. G. Carnevale,Illig testualmente scrive "…i giornali conservatori hanno aperto la caccia contro la mia tesi:due volte il "Die Welt"ha acceso il fuoco contro di me,così come il "Frankfurter Allgemeine Zeitung".Tuttavia il critico medievista non ha prodotto una sola sensata argomentazione,ha solo ribattuto facendo leva sul sentimento.Questo mi tranquillizza moltissimo poiché mi fa vedere che i medievisti non possono demolire neppure una delle mie argomentazioni architettoniche ed archeologiche".
Delle ventiquattro ragioni proposte io,per ovvi limiti di tempo, in questa sede ne citerò solo alcune quali: la cupola centrale;le volte a crociera a forma di favi;le arcate a scudo;gli archi rampanti e i contrafforti;la verticalità;i pilastri a croce;gli ancoraggi circolari in ferro;la struttura dei muri;le volte oblique di sostegno. Tutte situazione,queste, in anticipo di oltre due secoli rispetto al corso della storia dell'architettura. E tra queste argomentazioni analizzerò soltanto quelle di più facile ed immediata comprensione.

· LA CUPOLA CENTRALE. E' singolare osservare come questo elemento così caratterizzante l'intera costruzione,se datato alla fine dell'VIII°.,non abbia precedenti né prossimi né certi.Neppure il S. Vitale di Ravenna,costruito tra il 526 ed il 556,e perciò distante da Aachen circa due secoli e mezzo durante i quali erano venute meno le abilità e le capacità per poter replicare gli splendori del passato,risulta essere,con la sua volta in mattoni, un modello attendibile per quella tedesca molto più pesante e complicata. Tale evidente constatazione consentì a Gunther Bandmann di ipotizzare una singolare ma puramente teorica "tradizione franco-gallica di chiese signorili a pianta centrale non più documentabile ma solo ipotizzabile".In verità appare una forzatura il voler prendere a modello un edificio, come il capolavoro ravennate, senza che questo abbia prodotto,in un arco di tempo così esteso, eredi strutturalmente più evoluti e progressivamente vicini alla costruzione di Aachen.Un salto in avanti tanto grande,specialmente in quell'epoca, contravviene al principio sul quale si basa la storia stessa dell'architettura:quello per cui si ritiene che in antico i moduli architettonici passavano gradualmente da uno stile all'altro secondo forme collegabili storicamente.
· Altro aspetto interessante è dato dalla chiave di volta della cupola,un monolite alto 1 metro e 35 centimetri, cui è appeso l'enorme lampadario di bronzo dorato dono del Barbarossa.Questa chiave di volta è traforata lungo tutta la sua altezza e sembra che, per motivi tecnici, il foro,avente lo scopo di consentire il sostegno del lampadario, sia stato realizzato prima della messa in opera. E poiché questo blocco di pietra ha soprattutto il compito di tenere insieme gli otto costoloni e quindi legare l'intera copertura,viene da pensare che gli stessi costoloni,la cupola e la chiave di volta,siano stati costruiti insieme ed in tal caso all'epoca di Federico I° per via del lampadario stesso.
· VOLTE A CROCERA A FORMA DI FAVI. Passando all'analisi dell'ambulacro esterno,al pianterreno vi fu il delicato problema di realizzare una volta che collegasse gli otto angoli dell'interno con i sedici dell'esterno e la soluzione fu di creare una costruzione a crociera a forma di favi. Secondo Hans Erich Kubach ( Il duomo di Spira,1974 ) si tratta di "una volta a botte circolare angolata che per mezzo di triangoli a punta viene unita sugli otto lati ad una volta a crociera.Ma non ci sono archivolti (come mostrano falsamente certi schizzi),solo volte a forma di scudo".Afferma al riguardo J.Hubert "Questo ambulacro con volte a crociera senza costoloni si avvicina alla perfezione."Ora una simile conformazione spaziale, tanto complessa ma assai meno raffinata, la troviamo soltanto 210 anni più tardi nella rotonda del coro absidale di S.Benigno a Digione ,nella cappella di S.Bartolomeo a Paderborn (1017),dove costruttori greci crearono strane volte a cupola,nella cripta di S.Michele a Hildesheim(1010-1033). Come si può pertanto notare ,l'edificio di Aachen,se datato alla fine del IX°sec.,non ha proprio parenti prossimi,né ascendenti,né discendenti.
· VOLTE OBLIQUE DI SOSTEGNO. Salendo al piano della tribuna possiamo scoprire che l'edificio di Aachen presenta un ulteriore tipo di volta. Infatti, per una esigenza di carattere strutturale,si palesò la necessità di dover rinforzare i muri dell'ottagono contro la spinta della cupola centrale.Il problema venne risolto realizzando dei muri radiali che partono da tutti gli angoli esterni ed arrivano fino ai pilastri dell'ottagono." Grazie alla loro capacità di scarico,questi muri hanno la stessa capacità di scarico di archi rampanti. Ogni due archi rampanti paralleli sale una volta a botte con un'angolatura di 24° dall'esterno verso l'interno,in modo da raggiungere un perfetto alleggerimento della spinta ( Karl Faymonville- Il monastero di Aachen-1916,pag.80 )".Come ebbe ad affermare Hermann Schnitzler,nel suo volume Il duomo di Aachen,1950,"sulle pareti poggiano,su appositi archi a forma di scudi sferici,le volte a botte che trasferiscono la spinta della volta sugli angoli esterni…Questo procedimento si fonda su una tecnica antica.ma l'ardimento di riproporlo anticipa il futuro.Si anticipano i futuri archi rampanti del gotico". In realtà questa soluzione viene riproposta ben prima del gotico se si prende in considerazione l'atrio della chiesa di S. Philibert a Tournus,terminata tra il 1009 ed il 1019 . Anche in questo caso,tuttavia,la soluzione sperimentata ad Aachen risulterebbe in anticipo di oltre duecento anni rispetto ad un suo utilizzo corrente.Ed è piuttosto significativo che uno studioso attento e scrupoloso come Louis Grodecki nel suo "Architettura e decorazioni"del 1973-a pag.73-affermi testualmente,in riferimento al S.Philibert:"Tutte le possibilità di costruzione sono qui riunite:volte a crociera,volte a botte poggiate su archi radiali,volte a botte obliqua,volte a mezza botte;l'occidente non conosce altro edificio romanico con una tale ricchezza di forme e di struttura che anticipano la realizzazione di una serie di diversi sistemi di costruzione ". Eppure tra le due chiese in questione vi sono somiglianze tali,se non addirittura identità,per cui è fuori luogo ritenere che possano essere separate tra loro da oltre due secoli e per di più senza riscontrare l'esistenza di altri edifici assimilabili.
IL SISTEMA RAMPANTE E LA VERTICALITA'.Si deve riconoscere che Aachen ha effettuato il primo,decisivo passo, verso l'adozione di un sistema rampante complessivo ed una spiccata verticalità della struttura.Infatti i muri obliqui radiali delle tribune,con funzione di archi rampanti, che salgono dall'esterno verso l'interno,puntellano l'ottagono per sedici volte;le stesse volte oblique che poggiano su di essi hanno analoga funzione.Sul piano delle tribune tale puntellamento si prolunga sui contrafforti esterni.Afferma il Faymonville che "la maturità tecnica dell'edificio a volte è significativa anche per la storia dell'arte in quanto rappresenta il primo esempio,sul suolo tedesco,di piè dritti e di archi rampanti".Ma solo se si confronta Aachen con le prime costruzioni gotiche se ne può apprezzare il sistema tanto progredito.Si deve,infatti,risalire ai primi decenni del XII°sec.per poterci imbattere in adeguate chiese a tribune:in particolare vale la pena menzionare S.Germer,che tuttavia risulta di ampiezza modesta e pesante nella struttura proprio perché l'utilizzazione della volta era agli inizi e necessitava prudenza.Illuminante è anche il paragone con la chiesa di S. Etienne a Caen :questa costruzione normanna fu realizzata tra il 1064 ed il 1077. Si può notare che le tribune presentano ampie aperture ad arco a tutto sesto ,sopra le quali vi è una superficie muraria poco compatta.Paragonando questi due edifici con quello di Aachen,si può tranquillamente dedurre che la Cappella Palatina,risultando tecnicamente molto più evoluta,potrebbe essere stata costruita non prima ma dopo,tra il 1070 ed il 1150,risultando,anche in tal caso, un edificio assolutamente esemplare. In merito alla spiccata verticalità è del tutto evidente che lo sviluppo verso l'alto dell'interno di Aachen appaia assai più accentuato e profondo non solo rispetto al S.Vitale di Ravenna,ma anche a costruzioni che dovrebbero essere a lei successive,quali la S.S. Trinità di Essen e la chiesa di Ottmarsheim ,entrambe degli inizi dell'XI°.sec. E proprio Ottmarsheim sembra essere il prototipo della nuova cappella palatina e non viceversa,dal momento che qui è del tutto assente quella straordinaria verticalità che preannuncia un gotico ormai incipiente.

Dopo queste considerazioni sento di poter affermare che l'attuale duomo di Aachen non ha subito,nel corso dei secoli,modifiche sostanziali rispetto all'impianto originario ed il suo aspetto doveva essere, in definitiva, quello che possiamo ammirare ancor oggi;inoltre questo edificio sembra troppo in anticipo sui tempi perché sia stato Carlo Magno l'artefice della sua realizzazione.
Ora ,tornando al problema iniziale, tale monumento non può essere preso a modello per l'oratorio voluto da Teodulf e che, perciò, va ricercato altrove.
Gli storiografi, sulla questione,tendono,in genere,a glissare oppure forniscono risposte enigmatiche;valga per tutti ciò che afferma Jean Hubert a pag.14 del suo "L'Impero Carolingio": " L'abside principale dell'oratorio aveva tutto intorno arcatelle cieche,ciascuna delle quali era decorata dal mosaico di un fiore dai larghi petali stilizzati,detto "palmetta sassanide".Questo motivo,che si ritrova effettivamente in Iran fin dai tempi più remoti,passò presto nel repertorio decorativo arabo ed è certamente attraverso la Spagna musulmana che arrivò a Germigny.E Teodulfo,originario della Settimana e di genitori goti, durante la sua infanzia aveva vissuto vicino alla Spagna.In molti manoscritti carolingi del IX° sec. ed in particolare nell'Evangeliario di Lotario,appaiono archi a sesto acuto,archi lobati e ornamentazioni che certamente provengono dall'arte omayyade,ma non si conosce la strada attraverso la quale queste forme così lontane sono pervenute in Gallia ".
Ora,evidentemente,Hubert e molti altri con lui,ignorano oppure dimenticano che,per diretta ammissione dello stesso Teodulf, l'oratorio di Germigny è:"basilicam miri operis,instar eius quae Aquis est constituta"ovvero " basilica di raffinata fattura,costruita sul modello di quella che è ad Aquisgrana". Pertanto il suo modello non sono quegli edifici arabi forse già presenti nella Spagna conquistata dagli Omayyade bensì la Cappella Palatina di Aquisgrana che va necessariamente distinta da quella di Aachen,totalmente priva dei necessari presupposti, e ricercata altrove.
Personalmente sono convinto del fatto che ogni ricerca di carattere storico debba basarsi sulle fonti scritte,sulle emergenze di carattere archeologico ed architettonico,sulle comparazioni e sulla possibilità di delineare un quadro di riferimento logico complessivo.
In virtù di ciò,senza entrare nel profilo già delineato dal prof.G.Carnevale,posso tranquillamente affermare che S.Claudio al Chienti ha tutti i presupposti ed i requisiti per essere identificato con il Sancta Maria Mater Domini voluta da Carlo Magno.La sua discendenza da una costruzione omayyade ,il frigidarium del Kirbet al Mafjar,è solare come altrettanto solare risulta l'analogia con l'oratorio di Germigny des Pres di cui è evidentemente il vero ed unico modello diretto.
Se soltanto si avesse la volontà di partire da tale presupposto si potrebbe,finalmente,delineare il percorso dell'arte carolingia e stabilirne le peculiarità senza le difficoltà oggettive ancora esistenti,sarebbe possibile comprendere l'importanza delle absidi in tale contesto, si smetterebbe di attribuire datazioni erronee a tanti edifici degni di maggior considerazione e,inoltre,si eliminerebbe la discontinuità architettonica tra gli ultimi splendori del tardoantico e lo sviluppo del romanico.

Giovanni Scoccianti

 
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