OSSERVAZIONI DA "AQUISGRANA RESTITUTA" 762
di E. MANCINI
1 - Nei
capitolari, nelle lettere, nelle cronache del periodo carolingio, la Francia
viene sempre distinta da Gallia, Germania, Italia. In Francia raramente si fa
riferimento a luoghi precisi, come nelle altre regioni europee, e quando il
documento sembra entrare in particolari mancano sempre delle frasi. Le note
riportano diciture come: "qui manca il nome", "qui il manoscritto
è illeggibile", "qui è stato strappato". Lo si può verificare
dopo aver letto un po’ degli MGH Monumenta Germaniae Historica. Che ci sia
stata una forte censura lo può far pensare anche il fatto che Dante, che
conosceva tutto quanto era possibile sapere ai suoi tempi, ma quasi nulla del
periodo carolingio e degli Ottoni,
insomma dell'Alto Medioevo.
2 -
Se Aquisgrana era situata in Val di Chienti acquista notevole spessore la
denominazione ricorrente nei documenti medievali di "valle cortese",
attribuita al bacino del Fiastra (affluente del Chienti), come testimoniato da
una pubblicazione di don Otello Gentili: "Abbazia di Chiaravalle di Fiastra",
editrice Heder Roma 1984. Si spiegherebbero poi le strane denominazioni ancora
presenti in epoca basso-medievale di strade e luoghi intorno Macerata, come si
evince dagli atti del II convegno di Studi Maceratesi, (9 ottobre 1966, ed. A.
Longo, Ravenna), nella parte in cui Febo Allevi riporta: "....la "ginesina
strada imperiale", la "urbisalviense rota francia", l'osimano
"borgo di Roncisvalle", la pollentina "terra Milonis franconis",
la via "Francesca" presso Civitanova, la maceratese "via
reale", la via "Regina" lungo il Potenza...."(l'unica che
conserva tuttora l'antica denominazione)
Ma quale regina, quale re, quale imperatore ?
3 -
Attraversare le Alpi a quei tempi, specialmente in inverno, non era
impresa da poco. Scrive Eginardo riguardo alla spedizione del 773 contro i
Longobardi: "Italiam intranti quam difficilis Alpium transitus fuerit,
quantoque Francorum labore invia montium iuga et eminentes in caelum scopuli
atque asperae superatae sint..."
"Entrando in Italia, come fu difficile il passaggio delle Alpi, e
con quanta fatica dei Franchi furono superati gli aspri gioghi dei monti, e le
rocce che s'innalzavano verso il cielo !"
Eppure ad Aquisgrana arrivò in pieno inverno papa Leone III
a festeggiare il Natale 804 e l'Epifania 805 con la corte carolingia;
nessun accenno alle difficoltà del viaggio o alle città della Gallia o della
Germania.
4 -
Al pranzo in onore del Papa Leone III, ospite in Aquisgrana, viene
servito il vino Falerno, che è tipico dell'Italia centro-meridionale.
5 -
Ad Aquisgrana si tennero concili cui presero parte vescovi orientali e
occidentali senza alcun problema. Il 2 febbraio dell' 836 giunse ad Aquisgrana
papa Gregorio IV e vi convennero sia i vescovi occidentali che orientali.
Aquisgrana in Val di Chienti era equidistante sia per gli uni che per gli altri.
6 -
Le cronache relative agli
spostamenti di Carlo Magno con il suo esercito fanno pensare che, quando si
ritornava ad Aquisgrana, non vi fossero mai strascichi di azioni belliche. In
pratica sembra si andasse a
riposare per poi ritrovarsi l'anno successivo al Campo di Maggio.
Questa tranquillità nella vita di corte, nelle battute di caccia, non
sarebbe giustificabile qualora
Aquisgrana, per quanto difesa, fosse stata contigua al territorio nemico come lo
è Aachen distante solo una giornata di sella, o poco più, dalle lande abitate
dai Frisoni e dai Sassoni, notoriamente i nemici dei Franchi.
7 -
Il re Offa di Mercia (in Inghilterra) si incontrò con Carlo Magno
probabilmente nel 787 a Roma: se Aquisgrana fosse stata vicino allo stretto
della Manica, poteva molto più facilmente incontrarlo là anziché farlo a
Roma.
8 -
Eginardo racconta che Carlo, nonostante l'amicizia col Papa, si recò a
Roma "soltanto" quattro volte": quel” soltanto” non avrebbe avuto
giustificazione alcuna qualora Aquisgrana fosse stata ubicata a non troppa
distanza dal mare del Nord.
9 -
Nei Capitolari carolingi si legge che nei paraggi del "Palatium"
si trovavano molti Giudei. Ecco
quanto si riporta nel "Formulae imperiales e curia Ludovici Pii" (MGH):
" "liceat
Hebreis sub mundeburdo et defensione nostra quiete vivere et partibus palatii
nostri fideliter deservire... Habeant etiam licentiam mancipia peregrina emere
et infra imperium nostrum vendere..."( "sia lecito agli Ebrei vivere
tranquillamente sotto la nostra protezione e difesa e stare alle dipendenze del
nostro Palazzo. Abbiamo anche il permesso di acquistare schiavi stranieri e
venderli entro i confini del nostro Impero”).
Sembra piuttosto strano che gli Ebrei avessero scelto di emigrare cosi a
nord, ad Aachen, in tale periodo
storico. All’epoca era assai probabile che nelle foreste tedesche si aggirasse
un uomo ancora piuttosto primitivo e non abitatori di razza semita. I Giudei in
Italia, al contrario, potevano esservisi stanziati facilmente, assieme ai
cristiani scappati dalla Siria e Palestina, in seguito alla occupazione
islamica.
10-
Gli storici italiani e non concordano sul fatto che in Italia la tendenza
della gente ad urbanizzarsi, dando inizio così alla moderna civiltà europea,
si sia verificata due secoli prima rispetto al resto d'Europa. Solo
ad Aachen farebbe eccezione: uno strano caso isolato, un improbabile
centro di cultura nel profondo Nord, in un luogo circondato da barbari !
11- E’ da
notare che i capitolari siano
scritti in un latino non classico, in cui parecchi termini suonano come il
dialetto locale maceratese –folignate.
12-
Con l'antica Francia in Val di Chienti si spiega tra l'altro la leggenda
del Tannhauser; cosa ci fa un cavaliere teuonico fra le nostre montagne ? Il
Tannhauser ha una versione italiana nel Guerin Meschino. Questi quando incontra
la maga Alcina, che sarebbe poi la Sibilla, fra il tesoro della grotta vede
anche una chioccia d'oro con sette pulcini e una scrofa con sette maialini.
Tali oggetti non sono frutto di immaginazione e già ai tempi di Andrea
da Barberino erano diventati leggendari. Questo autore ha scritto una storia dei
Reali di Francia, che seppure romanzata, un fondo di verità
deve pure averlo.
In essa si narra di Milone e Berta. Milone è identificabile in
Angilberto, paladino e letterato della corte carolingia. Berta è una figlia di
Carlo Magno. I due si amavano ma non fu permesso loro di sposarsi. Per
incontrare il suo amante Berta lo fece travestire da donna. Cosi Milone potè
introdursi nella stanza della principessa che, manco a dirlo, rimase incinta.
L'imperatore prima si arrabbiò, poi li perdonò, ma mai dette l'assenso al loro
matrimonio, nemmeno quando i due ebbero altri figli.
Si è riportato questo episodio perché la cittadina di Pollenza, poco
lontana da Macerata, si chiamava una volta Monte Milone; il cocuzzolo a fianco
si chiama anche adesso Monte Franco, per ribadire le sicure origini franche del
luogo; sotto Pollenza, lungo la vallata del Potenza, si trova una contrada
chiamata Berta: semplice coincidenza o preciso riferimento a questa storia
d'amore contrastata ?
13 -Un
argomento meritevole di attenzione è quello relativo alle numerose chiese, di
cui molte ormai abbandonate, sparse per le campagne marchigiane e pressoché
costruite col medesimo stile architettonico: di nessuna
si conosce con precisione la data di costruzione o chi l’abbia fatta
erigere. Dai documenti carolingi si ricava la notizia che di chiese ne furono
costruite molte ma dove sono andate a finire ad Aachen? Al contrario nel Piceno
se ne trovano parecchie.
Riccardo Cesari in “San
Leo e la sua storia”( edizioni Cesari - Rimini 1993) definisce "carolinge"
le chiese del periodo pre -romanico, in quanto corrispondenti storicamente al
periodo della conquista d'Italia da parte dei Franchi di Carlo Magno, avvenuta
nel 774.
Se gli storici dell' arte concordano al riguardo ci si chiede
perché mai la datazione ufficiale di edifici del nostro territorio venga
invariabilmente posta all' XI secolo.
14 – Il
genetista Alberto Piazza in un articolo pubblicato su Quaderni di "Le
Scienze" n. 86 dell'ottobre 1995, sostiene, prove scientifiche alla mano,
che i marchigiani possiedono un patrimonio genetico molto simile a quello delle
popolazioni germanico- scandinave. Condividono, inoltre, con gli abitanti
dell'Umbria cromosomi vicini a quelli dei Francesi, Cecoslovacchi e Ungheresi.
Da tale ricerca il marchigiano appare come l’autoctono più nordico tra
gli italiani.Come si spiega ? Il
genetista Piazza non sa darne conto. Noi forse sì soprattutto considerando che
a cavallo dei secoli VIII e IX, quando il Piceno era la "Francia"
ovvero la" Terra dei Franchi”, Carlo Magno vi fece deportare dalla
Sassonia la terza parte degli abitanti: uomini, donne e bambini.