CONCILIUM LIFTINENSE - A.D. 743  585

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I) Modo autem in hoc synodali conventu, qui congregatus est ad Kalendas Martias in loco, qui dicitur Liftinas, omnes venerabiles sacerdotes Dei et comites et praefecti prioris synodus decreta consentientes firmaverunt, se inplere velle et observare promiserunt. Et omnis aecclesiastici ordinis clerus, episcopi et presbiteri et diaconi cum clericis, suscipientes antiquorum patrum canones, promiserunt se velle aecclesiastica iura moribus et doctrinis et ministerio recuperare. Abbates et monachi receperunt sancti patris Benedicti regulam ad restaurandam normam regularis vitae. Fornicatores et adulteros clericos, qui sancta loca vel monasteria ante tenentes coinquinaverunt, praecipimus inde tollere et ad poenitentiam redigere; et si post hanc definicionem in crimen fornicationis vel adulterii ceciderint, prioris synodus iudicium sustineant; similiter et monachi et nonne.


II) Statuimus quoque cum consilio servorum Dei et populi Christiani propter imminentia bella et persecutiones ceterarum gentium, que in circuitu nostro sunt, ut sub precario et censu aliquam partem aecclesialis pecuniae in adiutorium exercitus nostri cum indulgentia Dei aliquanto tempore retineamus, ea conditione, ut annis singulis de unaquaque casata solidus, id est duodecim denarii, ad aecclesiam vel ad monasterium reddatur; eo modo ut, si moriatur ille, cui pecunia commodata fuit, aecclesia cum propria pecunia revestita sit, et iterum, si necessitas cogat, ut princeps iubeat, precarium renovetur et rescribatur novum. Et omnino observetur, ut aecclesia vel monasteria penuriam et paupertatem non patiantur, quorum pecunia in precario praestita sit sed, si paupertas cogat, aecclesiae et domui Dei reddatur integra possessio.


III) Similiter praecipimus, ut iuxta decreta canonum adulteria et incesta matrimonia, que non sint legitima, prohibeantur et emendentur episcoporum iudicio, et ut mancipia Christiana paganis non tradantur.

IIII) Decrevimus quoque, quod et pater meus ante praecipiebat, ut, qui paganas observationes in aliqua re fecerit, multetur et damnetur quindecim solidis.

I) E dunque, in questo incontro sinodale che fu riunito alle calende di marzo in un luogo detto Liftinas, tutti i venerabili sacerdoti di Dio e i conti e i capi militari firmarono concordi i decreti del precedente sinodo [e] promisero di dare loro compimento e piena osservanza. Ed il clero di ogni ordine ecclesiastico, i vescovi e i preti e i diaconi con i chierici, accogliendo su di sé le norme degli antichi padri, promisero di volere recuperare il diritto ecclesiastico ai costumi, alle dottrine ed al sacro ufficio. Gli abati ed i monaci recepirono la regola del santo padre Benedetto al fine di restaurare le norme della vita regolare. Di conseguenza, stabiliamo di rimuovere e di ridurre alla penitenza i chierici fornicatori e adulteri i quali hanno contaminato i luoghi santi o i monasteri che occupavano; e se, dopo questa determinazione, cadranno nel crimine della fornicazione o dell'adulterio, sostengano il giudizio del precedente sinodo; similmente [valga] per i monaci e per le monache.

II) Stabiliamo anche che, con il consiglio dei servi di Dio e del popolo cristiano, a causa dell'imminenza delle guerre e delle persecuzioni delle altre genti che ci circondano completamente, conserveremo a lungo con l'indulgenza di Dio una certa parte dei beni ecclesiastici, a "precario" e dietro pagamento di una tassa, allo scopo di prestare aiuto al nostro esercito; a condizione che si paghi annualmente alla chiesa o al monastero un solido, cioè 12 denari, da parte di ciascuna "casata"; in modo tale che, se morirà colui al quale il bene è stato dato in comodato, la chiesa sia rivestita del proprio bene e di nuovo, se ce ne fosse la necessità, purché il principe lo ordini, sia rinnovato il "precario" e si trascriva il nuovo [contratto]. E, invero, si faccia attenzione che non abbiano a patire penuria o povertà le chiese ed i monasteri i cui beni sono stati dati a "precario" ma, se la povertà lo rendesse necessario, sia restituito il pieno possesso alla chiesa e alla casa di Dio.


III) Similmente comandiamo che siano proibiti e sottoposti al giudizio dei vescovi, in conformità con i decreti dei canoni, gli adulteri ed i matrimoni incestuosi che non siano legittimi e [comandiamo] che proprietà cristiane non siano vendute ai pagani.

IIII) Inoltre, decretiamo che, come aveva in precedenza prescritto anche mio padre, sia condannato alla multa di 15 solidi chi abbia osservato precetti pagani.

(traduzione di F.Cortella)

 
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