Ci sono documenti che possono cambiare la storia. Altri che prospettano una nuova lettura del proprio passato. La vicenda è senza dubbio intrigante e stando alle carte disponibili risulta che la Valle del Fiastra e la Val di Chienti siano state abitate dai Franchi in periodo altomedievale. Giovanni Carnevale, sacerdote salesiano e studioso, da venti anni sta dedicando la sua vita ad approfondire la ricerca e l’analisi di questi documenti che lo portano ad affermare con decisione che l’Europa di Carlo Magno è nata in provincia di Macerata.
“Quando quasi per caso mi appassionai allo studio della cosiddetta Abbazia di San Claudio - dichiara Carnevale - mai avrei immaginato che traguardo delle mie ricerche sarebbe stato la scoperta dell’antica autentica Aquisgrana. Per me e per tutta la cultura occidentale, Aquisgrana era Aachen, il polo nord-europeo di quell’asse politico-religioso che aveva l’altro polo nell’antica Roma dei Papi. Col progredire delle mie ricerche emersero insediamenti di Franchi prima in Sabina, con l’abbazia di Farfa, poi nel Piceno, come pure interessi del Sacro Romano Impero in Val di Chienti, ma non mi prospettavo ancora San Claudio come Cappella Palatina della carolingia Aquisgrana. Fu la sua enigmatica architettura a far sorgere i primi inquietanti interrogativi sulla sua origine e funzione: per struttura San Claudio risultava sorprendentemente identica alla basilica di Aquisgrana vista da Vidukind nel 936 e da lui descritta con ricchezza di particolari all'inizio del II libro della sua Cronaca. Si prospettava sconvolgente l’ipotesi che San Claudio potesse identificarsi con la Cappella carolingia, ma per poter dar corpo a una simile ipotesi occorreva innanzitutto disporre di prove che la costruzione di San Claudio risalisse all’VIII secolo. E prove in tal senso emersero, a mio parere, inconfutabili”.
Le ricerche coprono un periodo che parte dagli inizi del secolo ottavo e giunge sino alla metà del secolo decimo terzo, cioè da quando nel Piceno si affermò il potere dei Franchi Carolingi a quando crollò definitivamente, in Italia, il potere degli Imperatori Svevi. L’analisi che caratterizza i precedenti lavori è sviluppata in forma rigorosamente critica e con i dovuti rimandi alle fonti, con una stringente logica storica che dà unità al tutto.
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